Il ruolo
della programmazione regionale
Le innovazioni previste
dal Decreto Leg.vo 502/92 e successive modifiche ed
integrazioni possono essere raggruppate in 4 diversi
ambiti:
- la
responsabilizzazione finanziaria delle Regioni;
- lintroduzione
nel Servizio Sanitario di elementi di mercato,
rappresentati dal sistema aziendale
pubblico-privato e da quello della tariffazione;
- la netta distinzione
tra enti committenti di servizi e di prestazioni
(le Aziende Sanitarie Locali) ed enti
produttori-erogatori di servizi e di prestazioni
(le Aziende Sanitarie Ospedaliere, le strutture
operative dellASL, le strutture private
accreditate);
- la libera scelta da
parte del cittadino del luogo di cura e le
conseguenti modifiche delle relazioni tra
Servizio Sanitario e fruitori delle prestazioni.
Nellassetto così
prefigurato da parte delle norme nazionali, il compito
della programmazione regionale è quello di progettare e
rendere operativi meccanismi di funzionamento del sistema
tendenti ad assicurare i livelli assistenziali previsti e
contemporaneamente in grado di controllare i rischi di
una mercificazione della salute pubblica e di contrastare
gli eventuali squilibri del rapporto prestazioni-costi
che le nuove regole possono determinare.
Fino ad ora la
programmazione sanitaria regionale si è concentrata
sulla ricerca di una ottimizzazione dei servizi anche
attraverso la precisa individuazione di procedure e di
schemi operativi a volte troppo rigidi; oggi il ruolo
della programmazione regionale deve assumere le
caratteristiche di strumento garante delle compatibilità
tra livelli di spesa ammissibili e prestazioni erogate,
con una particolare attenzione al rapporto
qualità-prezzo. Conseguentemente, ai fini della
programmazione sanitaria, assumono particolare rilievo i
seguenti fattori:
- la stretta dipendenza
tra programmazione generale e programmazione
sanitaria;
- la definizione di
regole chiare e di requisiti minimi in base ai
quali i soggetti del sistema devono operare;
- il controllo
dellevoluzione del sistema in modo da
poterlo adeguare tempestivamente rispetto agli
obiettivi fissati;
- il coinvolgimento del
cittadino nei confronti della verifica delle
prestazioni e dei servizi erogati, in base a
quanto previsto dallart. 14 del D. L.vo
502/92.
I profondi cambiamenti
introdotti dalla normativa nazionale nel Servizio
Sanitario Regionale e le scelte già operate in sede di
attuazione regionale, determinano una situazione del
tutto nuova rispetto alla gestione dei servizi
socio-assistenziali. Di fronte a questo scenario occorre
ristrutturare i rapporti tra Sanità ed Assistenza,
chiarendo in maniera inequivocabile che le funzioni
socio-assistenziali sono di prevalente competenza dei
Comuni e delle Provincie. Di conseguenza sono previsti un
più ampio ruolo delle Provincie nella programmazione
regionale, una precisazione delle competenze gestionali
dei Comuni, un rapporto complessivamente innovato tra
Regione ed Enti Locali nelle scelte programmatiche.
Queste considerazioni costituiscono il riferimento
rispetto alla scelta di attuare la programmazione
sanitaria separatamente rispetto a quella
socio-assistenziale, pur nellambito di uno sviluppo
operativo sostanzialmente unitario che si concretizza
nellallegato C per tutte quelle attività sanitarie
a rilievo socio-assistenziale che di fatto, in
particolare a livello distrettuale, vengono gestite in
maniera integrata.
Parallelamente si sviluppa
la legge di Piano Socio-Assistenziale per le attività di
esclusiva competenza.
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