Regione Piemonte
Piano Sanitario della Regione Piemonte per il triennio 97-99
 

PRESENTAZIONE ALLA LEGGE REGIONALE 12 DICEMBRE 1997, N.61

Il Piano Sanitario Regionale 1997-1999 è il primo documento di programmazione sanitaria di cui si è dotato il Piemonte, successivo al riordino del Servizio Sanitario Nazionale operato dal 1992 in poi.

Con la stessa legge la Regione ha anche rivisto le norme per la programmazione in ambito sanitario, rendendole coerenti con il processo di aziendalizzazione delle UU.SS.LL. e di alcuni Ospedali Regionali.

L'approvazione del Piano Sanitario Regionale non costituisce un punto d'arrivo, bensì un punto di partenza per la Sanità piemontese.

Prima di presentare il documento, è necessario accennare brevemente ad alcune considerazioni di carattere generale.

La prima considerazione riguarda l'iter che è stato seguito per la predisposizione del Piano stesso.

Questo Piano è nato attraverso un meccanismo "Dal basso verso l'alto" nel senso che la prima stesura, che è del giugno 1996, è stata oggetto di confronto con tutti i protagonisti della Sanità regionale.

Uno dei momenti qualificanti del Piano è stato proprio il confronto, effettuato nei mesi di luglio, agosto, settembre ed ottobre 1996, che ha portato ad una stesura ulteriore approvata poi dalla Giunta a fine ottobre.

Successivamente sono state attivate le procedure previste e cioè le consultazioni ufficiali da parte della IV Commissione Consigliare ed il dibattito in sede di IV Commissione stessa.

Queste tappe hanno fornito un positivo contributo alla definizione dei contenuti del Piano Sanitario, in particolare il lavoro costruttivo, prolungatosi per circa sei mesi, svolto in IV Commissione.

Durante i lavori della IV Commissione, ad esempio, è stato introdotto il concetto di distretto montano quale elemento specifico della realtà piemontese, così come la definizione più puntuale degli obiettivi afferenti alla prevenzione dell' alcol e tossicodipendenze.

Un secondo elemento che va tenuto in considerazione è il costo che è stato sostenuto per la predisposizione del Piano Sanitario

Infatti il Piano è stato completamente elaborato all'interno dell'Assessorato con il confronto continuo ed il coinvolgimento delle Aziende Sanitarie e di tutti i protagonisti della Sanità piemontese, il tutto a costo zero.

La metodologia di lavoro è stata coerente con quella scelta di fondo delineata in precedenza: una programmazione "dal basso verso l'alto".

Soltanto così è possibile far emergere i problemi reali sia dal punto di vista di chi eroga i servizi sanitari che dal punto di vista di chi ne usufruisce.

Questa deve essere la chiave di lettura del Piano sanitario e cioè la finalizzazione delle risorse assegnate alla sanità alla soluzione di problemi oggettivi.

A differenza dei piani precedenti, omnicomprensivi, centrati sia su aspetti generali che specifici e caratterizzati da elementi di eccessiva rigidità, questo Piano non può non tenere conto del processo di aziendalizzazione introdotto con le Leggi di riordino 502 e 517 rispettivamente del 1992 e del 1993.

La scelta politica è stata quella di pensare al Piano sanitario come ad uno strumento di obiettivi e di strategie, lasciando alle singole aziende l'autonomia degli strumenti più utili rispetto alla specificità locale per il loro perseguimento.

Questo tipo di approccio alla programmazione sanitaria pare quello più razionale rispetto ai profondi mutamenti della sanità cui si è assistito in questi ultimi anni.

Non è più possibile pensare di calare dall'alto modelli preconfezionati, molto spesso a tavolino senza conoscere le singole realtà, indifferentemente su tutto il territorio regionale che presenta indubbie differenze in termini di caratteristiche sociali e di territorio.

Il Direttore Generale che opera all'interno di una specifica area deve gestire e quindi deve decidere come sia possibile perseguire gli obiettivi. Questi obiettivi valgono per tutta la popolazione piemontese e costituiscono in qualche modo il "COSA", della programmazione regionale. E allora occorre che il Piano "cammini" utilizzando strumenti diversi rispetto alla legge che definisce strategie generali e precisi obiettivi.

Tali strumenti sono : le intese di programma, i piani di attività, le relazioni aziendali e le deliberazioni attuative che la Giunta adotterà successivamente al Piano.

Lo strumento amministrativo è sembrato infatti più coerente con questa scelta di fondo in quanto è più facilmente adattabile ai mutamenti del rapporto tra domanda e offerta di prestazioni sanitarie, che altrimenti verrebbero ingessate all'interno di una legge per la cui eventuale modificazione i tempi e le procedure sono sicuramente meno agevoli.

E' ovvio che tutti gli atti amministrativi successivi all'approvazione della Legge di Piano dovranno rimanere all'interno del binario tracciato dal Piano Sanitario stesso.

Passando ad un'analisi più specifica delle caratteristiche del Piano sanitario, è necessario accennare velocemente al mutato scenario giuridico all'interno del quale nasce questo documento.

Gli anni che vanno dal 1992 ad oggi rappresentano, sotto il profilo normativo un periodo di grandissimo interesse.

A cominciare dal riordino del Servizio Sanitario Nazionale e successivamente Regionale, e dal rilancio del processo di pianificazione complessivo.

Per quanto concerne il riordino del Servizio Sanitario Nazionale, il riferimento è dato dal decreto legislativo 502/92 modificato dal decreto legislativo 517/93 che ha configurato un nuovo scenario caratterizzato prevalentemente dall'aziendalizzazione del sistema e dalla responsabilizzazione delle regioni.

Occorre però ricordare che i decreti di riordino ribadiscono la sostanziale positività della politica generale derivata dalla legge 833/78 intesa come politica di protezione globale della salute fornita da un Servizio Sanitario Nazionale come quello della Gran Bretagna, della Svezia e della Spagna; un Servizio Sanitario Nazionale che trae le risorse dalla contribuzione o dalla leva fiscale e che comunque eroga prestazioni generalmente indipendenti da condizioni di censo. Al contrario i sistemi mutualistici, come quello della Francia e della Germania o assicurativi come quello degli Stati Uniti erogano prestazioni dipendenti dalla capacità contributiva di ciascun assistito.

I sistemi sanitari globali, come quello italiano, sono senza dubbio, a parità di risorse investite, di gran lunga più efficienti e più efficaci rispetto ai sistemi mutualistici ed ancor di più rispetto ai sistemi assicurativi.

Basti soltanto riflettere sul fatto che i primi sistemi finanziano la tutela della salute (il nostro sistema di finanziamento è, per il momento, basato sulle quote capitarie finalizzate a coprire tutte le necessità sanitarie) mentre i secondi rimborsano la malattia, intervenendo esclusivamente quando l'evento morboso si è instaurato.

Con questo si sottolinea come il presupposto da cui è partita l'intera programmazione sanitaria regionale sia coerente con le connotazioni di un sistema di protezione globale.

Quando si parla di riordino quindi non si intende mettere in discussione il tratto distintivo del Servizio Sanitario Nazionale. Occorre intendere il riordino come una serie di provvedimenti volti a rendere più efficienti le Unità Sanitarie Locali ed a porre rimedi ai problemi di finanziamento della spesa sanitaria conseguenti alla precedente riforma.

Le leggi di riordino sono state recepite dalla Regione Piemonte con le leggi regionali n. 39/94, n. 8/95 e n. 10/95.

I tratti distintivi del riordino possono essere ricondotti a tre scelte di fondo, delle quali qualsiasi legge programmatica regionale deve tener conto.

La prima riguarda la limitazione considerevole del ruolo dello Stato rispetto al precedente assetto definito dalla Legge 833/78. Lo Stato, attraverso il Piano Sanitario Nazionale, anch'esso triennale, fissa gli obiettivi fondamentali di prevenzione, cura e riabilitazione, i livelli di assistenza uniformi da assicurare sul territorio nazionale ed i relativi finanziamenti sia in termini di spesa corrente che in conto capitale.

Le ulteriori specificazioni ed i modelli organizzativi sono demandati alle Regioni, in funzione delle specifiche esigenze del territorio e delle risorse effettivamente disponibili.

La seconda scelta di fondo è l'aziendalizzazione delle strutture sanitarie.

Le Unità Sanitarie Locali e taluni ospedali si configurano come "Aziende dotate di personalità giuridica pubblica, di autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica".

In quanto aziende assumono organizzazione e regole di funzionamento tipiche dell'imprenditoria: contabilità economico-patrimoniale, contabilità analitica, controllo di gestione contratto di diritto privato per la struttura dirigente che risponde alla Regione del raggiungimento di obiettivi determinati sia in termini di attività che in termini di spesa.

La terza scelta di fondo coincide con la maggiore responsabilità delle Regioni nella conduzione del sistema sanitario.

A questa infatti compete la definizione dei criteri di finanziamento delle aziende, la copertura dei loro eventuali disavanzi, la determinazione delle tariffe, l'accreditamento delle strutture sanitarie ed il controllo di qualità delle prestazioni erogate.

Nel complesso il riordino mira a responsabilizzare maggiormente l'intero sistema, introducendo elementi di mercato (il sistema pubblico-privato e le tariffe) ed assegnando alla programmazione regionale il compito di assicurare adeguati livelli assistenziali evitando i rischi della mercificazione del "prodotto salute" che possono essere indotti dalle nuove regole.

L'attuazione del riordino a livello della Regione Piemonte si è concretizzata nei provvedimenti legislativi precedentemente citati che hanno consentito alle aziende di entrare in funzione dal 1° gennaio 1995.

Rispetto alle norme sull'organizzazione aziendale la scelta è stata quella di limitare il riordino alla definizione degli elementi essenziali, evitando di indicare la micro-organizzazione, lasciando margini di discrezionalità alla specificazione locale, da intendersi come volontà di rispettare pienamente il principio di autonomia aziendale.

Considerato che i Direttori Generali rispondono alla Regione degli obiettivi assegnati, è necessario che le Aziende possano delineare autonomamente l'organizzazione ed adottare soluzioni coerenti con le specificità della propria realtà locale, attraverso il coinvolgimento degli Enti Locali.

Sul versante programmatorio, il riferimento nazionale è costituito dalle disposizioni delle leggi finanziarie in materia ospedaliera, dal D.P.R. 27.3.1993 in materia di emergenza e dal D.P.R. 1.3.94 di approvazione del Piano Sanitario Nazionale per il triennio 1994-96 che, unitamente ad altre normative di settore sugli anziani (progetto obiettivo del 30.1.92) sull'handicap (legge 104/92) e sulla salute mentale (D.P.R. 7.4.94) hanno delineato, per la prima volta, un quadro di riferimento programmatorio generale e settoriale.

Partendo proprio da questi presupposti è stato predisposto il Piano Sanitario Regionale per il triennio 1997-99.

La metodologia che è stata utilizzata per la stesura del documento è caratterizzata da alcuni parametri.

Il primo è l'articolazione del Piano in tre allegati, uno sugli strumenti per l'attuazione dello stesso e cioè le strutture operative del Servizio Sanitario Regionale (i distretti, il dipartimento di prevenzione e la rete ospedaliera), l'università e le risorse economico-finanziarie. Il secondo ed il terzo allegato ricomprendono gli obiettivi e le strategie della politica sanitaria suddivisi per aree di intervento.

L'allegato b ricomprende 21 aree di intervento sanitarie mentre l'allegato c ricomprende 6 aree di intervento sanitario a rilievo socio-assistenziale, costituendo di fatto un Piano Socio-Sanitario.

Per ognuna delle aree di intervento sono state analizzate le caratteristiche della domanda, quelle relative all'offerta del Servizio Sanitario regionale e, conseguentemente e coerentemente rispetto alle criticità evidenziate dall'analisi del rapporto tra domanda e offerta, sono stati individuati obiettivi e strategie organizzative.

In questo modo è stato possibile definire il "Cosa" che costituisce di fatto l'indirizzo politico dell'Assessorato e della Giunta Regionale, lasciando ai Direttori Generali delle Aziende sanitarie piena autonomia nella definizione del "Come" raggiungere gli obiettivi di Piano.

E' evidente che questa metodologia e questo approccio alla soluzione dei problemi della sanità piemontese necessita di un forte sostegno e di un forte supporto perché le 29 Aziende sanitarie individuate da questa Regione si muovano in maniera coordinata verso obiettivi comuni.

Proprio consapevoli di questa necessità è stata prevista, all’articolo 3 della legge di Piano, l'istituzione dell'Agenzia Regionale per i servizi sanitari la cui attività è finalizzata proprio a garantire un supporto idoneo, sia all'Assessorato che alle Aziende sanitarie, nel processo di sviluppo omogeneo degli obiettivi fissati dalla Regione.

Passando in rassegna per sommi capi le aree di intervento e gli strumenti individuati dal Piano Sanitario, è opportuno mettere in evidenza soprattutto obiettivi e strategie programmatiche.

Il distretto è stato definito dal Piano Sanitario come punto di accesso, di orientamento della domanda e di verifica dei servizi sanitari nonché soggetto direttamente erogatore dell'assistenza territoriale.

E' stato anche definito che, il distretto rappresenta il nodo di integrazione con i servizi ospedalieri i servizi sanitari e quelli socio-assistenziali.

Una terza considerazione sul distretto è quella che lo vede come centro regolatore dell'equilibrio tra necessità ed offerta di prestazioni.

Infine è di grande importanza l'introduzione del concetto di distretto montano inteso come distretto potenziato e raccordato alle corrispondenti comunità montane, in coerenza con le previsioni della legge 97/94.

Sul dipartimento di prevenzione è di grande interesse, in particolare, la previsione di revisione organizzativa dell'epidemiologia che dovrà essere articolata su diversi livelli e che può costituire un presupposto fondamentale sia per la verifica dello stato di attuazione di questo Piano Sanitario che per la predisposizione di quello successivo.

La revisione della rete ospedaliera rappresenta certamente uno degli aspetti più significativi e più innovativi di tutta la programmazione sanitaria regionale.

La logica di razionalizzazione passa attraverso l'attribuzione di funzioni e di posti letto ad ogni singola azienda senza entrare nel merito dell'articolazione di queste all'interno dei presidi ospedalieri di ogni azienda, compito questo che dovrà essere effettuato dai Direttori Generali in sede di intese di programma.

è altrettanto significativo il fatto che le funzioni ospedaliere siano state suddivise in funzioni di base, cioè funzioni presenti in ciascuno dei 22 ambiti territoriali coincidenti con le Aziende Sanitarie Locali, di modo da garantire al cittadino la possibilità di accedervi nell'ambito del proprio territorio di residenza, ed in funzioni sovrazonali che seguono la logica dei quadranti, Torino e provincia, Cuneo e provincia, Alessandria Asti e province e le province di Vercelli, Biella, Novara e Verbano-Cusio-Ossola.

In termini quantitativi l'obiettivo che si pone la revisione della rete ospedaliera piemontese è quello di ridurre complessivamente il numero di posti letto per acuti e di aumentare la disponibilità di posti letto per la lungodegenza e la riabilitazione funzionale.

Di particolare interesse è la revisione dell'assetto organizzativo dei presidi ospedalieri che dovranno essere articolati non più in divisioni, servizi, sezioni ecc. ma in aree funzionali omogenee ed in dipartimenti.

Da questa riorganizzazione interna deriverà un miglioramento dell'attività ospedaliera sia in termini di efficienza che in termini di efficacia, così come è ampiamente documentato in alcune regioni italiane ed in altri paesi europei ed extraeuropei.

Tra le aree di intervento più significative vi è certamente quella dedicata alla lotta alle malattie neoplastiche il cui obiettivo strategico è la riduzione della mortalità, della morbilità e dell'incidenza di nuovi casi rispetto ai valori attuali.

Il Piemonte infatti si caratterizza rispetto alla media nazionale per una maggiore prevalenza delle patologie neoplastiche in entrambi i sessi.

Il Piano prevede la riorganizzazione in rete dei presidi ospedalieri che si occupano di oncologia, individuando i centri di riferimento regionali, i poli ed i servizi oncologici.

Di particolare rilevanza è anche l'introduzione dell'hospice quale struttura dedicata al trattamento dei malati terminali che non possono essere assistiti al proprio domicilio durante le fasi finali della malattia neoplastica.

Inoltre è stato definito il programma degli screenings afferenti ad alcune neoplasie per le quali è ormai dimostrata la possibilità di interventi preventivi e per i quali lo sforzo della Giunta Regionale si è già concretizzato in alcuni atti che hanno finanziato il decollo di progetti su tutto il territorio regionale.

Il Piano ha individuato l'area della promozione ed educazione alla salute, per la prima volta, nell'attività programmatica della Regione, istituendo un apposito ufficio a livello centrale e definendo una precisa funzione a livello aziendale.

L'obiettivo che ci si pone nel triennio è che tutte le aziende sanitarie sviluppino e concretizzino almeno un progetto di carattere locale incardinato all'interno di specifiche linee di guida che verranno elaborate in assessorato e trasfuse in una apposita deliberazione della Giunta Regionale.

Passando all'area dedicata alla formazione professionale si evidenzia soltanto come la Regione abbia individuato precisi ambiti progettuali formativi che saranno supportati direttamente dall’assessorato e come questa area di intervento preveda la definizione di un budget specifico da parte dei Direttori Generali nonché la verifica del livello di qualificazione raggiunto attraverso gli interventi di formazione da parte degli operatori quale obbligo preciso riferito all'Azienda.

A tale proposito, si ritiene necessario far chiarezza su un punto fondamentale: fino ad oggi soltanto in rarissimi casi viene effettuata, sia da parte delle aziende che da parte della Regione, una verifica sistematica del risultato degli investimenti formativi.

E' necessario superare questa carenza attraverso una puntuale verifica del livello di qualificazione derivato dalla formazione obbligatoria e non.

Il capitolo relativo al rapporto con i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta assume un significato ben preciso: la logica che sottende le previsioni del Piano è il ruolo centrale di queste figure professionali nello scenario della nuova sanità.

Il medico di medicina generale deve essere maggiormente coinvolto e responsabilizzato da parte dell'Azienda in particolare a livello distrettuale poiché soltanto in questo modo si riuscirà a concretizzare quel concetto di correlazione tra attività di primo, di secondo e di terzo livello o tra attività territoriali ed ospedaliere. A tale proposito, si evidenzia l’avvio di progetti come l’Adoc ( Assistenza domiciliare ospedaliera congiunta) che vedono la completa integrazione tra medici ospedalieri e medici del territorio.

Questa del coinvolgimento e del nuovo ruolo del medico di medicina generale è una sfida importante che costituisce il vero passaggio verso la strada della razionalizzazione della spesa sanitaria.

Soltanto un cenno ad un progetto che il Piano sanitario individua in questa area e cioè quello relativo alla prenotazione diretta dallo studio del medico di medicina generale.

Questo è uno degli strumenti più utili per parlare di nuova sanità, una sanità più semplice per il cittadino e che rende più facilmente accessibili i servizi.

Anche l'individuazione di altre due aree di intervento, quella relativa all'istituzione degli uffici per le relazioni con il pubblico e quella relativa alla funzione qualità va in questa direzione, prevedendo entrambe le funzioni interne all'azienda e supportate a livello regionale.

Il capitolo relativo al sistema di emergenza-urgenza parte dalla situazione attuale che in Piemonte è particolarmente avanzata rispetto alle altre regioni italiane, definendo la rete dei dipartimenti di emergenza e accettazione articolati su due livelli di complessità e lasciando all'autonomia di ogni singola azienda l'individuazione degli ospedali sede di pronto soccorso sulla base dell'allocazione delle funzioni ospedaliere attribuite dal Piano all'interno dei presidi ospedalieri stessi.

Sono stati in questo modo individuati in base alla popolazione afferente ed in base ai tempi di percorrenza dal più vicino ospedale, 6 ospedali sede di dea di riferimento sovrazonale e 24 ospedali sede di dea di primo livello.

Un secondo elemento che caratterizza il sistema dell'emergenza-urgenza delineato dal Piano Sanitario è l'attività di triage che viene introdotta come obbligatoria in ogni pronto soccorso o dea .

In sostanza si tratta di un filtro in grado di trattare il paziente che giunge d'urgenza in ospedale non in base all'ordine di arrivo, così come purtroppo avviene ancora oggi in molti ospedali, ma in base alla gravità del caso attribuendo un codice numerico ad ogni singolo paziente.

Ampio risalto è stato dato all'area di intervento relativa alla riabilitazione e, più in generale, al trattamento post-acuto.

Infatti lo sviluppo di una rete di strutture e di servizi dedicate alla riabilitazione post-acuta, oggi ancora carente in ambito regionale, costituisce uno degli obiettivi prioritari di questo Piano, raggiungibile sia attraverso la riconversione di strutture per acuti in strutture per post-acuti sia attraverso la crescita e la diffusione di servizi residenziali, semi-residenziali, ambulatoriali e domiciliari dedicati al recupero funzionale di patologie successive all'evento acuto.

In ordine alla lotta alle malattie cardiovascolari che costituiscono la prima causa di morte in Piemonte costituendone quasi il 45% di tutte le cause il Piano ha come obiettivo la riduzione del 5% della mortalità nel triennio di validità.

Le strategie individuate per raggiungere questo obiettivo passano attraverso il potenziamento delle strutture ospedaliere specifiche e la riorganizzazione dei centri di cardiologia.

In particolare sarà potenziata la rete dei centri pubblici di chirurgia vascolare, di cardiochirurgia e di emodinamica finalmente dimensionata rispetto alle necessità della popolazione piemontese.

Strettamente correlata a quest'area è quella della lotta alle malattie cerebrovascolari cui è dedicata un'area specifica centrata principalmente sullo sviluppo degli interventi di prevenzione primaria e secondaria e sulla realizzazione delle cosiddette stroke-units e cioè di centri dotati di specifiche tecnologie in grado di intervenire precocemente sull'ictus e di scongiurarne in tal modo l'evoluzione verso gli esiti invalidanti o verso la morte.

L'obiettivo infatti è quello di ridurre del 30% la mortalità e l'invalidità derivata dalle malattie cerebrovascolari.

Relativamente all'area dedicata alla diabetologia, è stata riorganizzata l'attività dei servizi di primo e di secondo livello potenziando ed aumentando le unità operative ospedaliere di malattie metaboliche e diabetologia e programmando un assetto organizzativo dei servizi in grado di assicurare quel raccordo tra ospedale e territorio che costituisce l'elemento centrale per garantire l'efficacia di tutto il settore.

L'area di intervento che affronta i problemi relativi alle nefropatie croniche, si pone in particolare l'obiettivo di sviluppare la rete dei servizi ospedalieri e quella dei servizi extraospedalieri, peraltro già ben strutturata a livello regionale.

In particolare vengono previste tre nuove unità operative di nefrologia e dialisi, in modo da rendere omogeneo e diffuso su tutto il territorio regionale tale servizio.

Le nuove unità operative sono previste presso l'Azienda Sanitaria Locale 7 di Chivasso, la 17 di Savigliano e la 22 di Novi Ligure.

Per quanto riguarda i trapianti di organo e di tessuto, il Piano affronta in particolare il tema dei prelievi, che costituisce ancora oggi il problema di fondo del settore, quello della individuazione dei Centri Regionali, nonché la realizzazione di un secondo centro per i trapianti a Novara e di un centro per i trapianti multiorgano pediatrico presso l'Azienda Ospedaliera Regina Margherita - S. Anna di Torino, quest'ultimo in collaborazione con l'A.I.R.T. (Associazione Inter Regionale Trapianti) che ricomprende, oltre il Piemonte, la Toscana, l'Emilia-Romagna e la Provincia di Bolzano.

Il Piano Sangue e Plasma si pone l'obiettivo di attuare, in maniera definitiva, la legge 107/90, superando le convenzioni con la Banca del Sangue e con l'AVIS, riorganizzando la rete di Servizi di Medicina Immunotrasfusionale e delle Antenne Trasfusionali, e razionalizzando l'uso clinico del plasma e degli emoderivati.

Un capitolo specifico è stato dedicato all'assistenza farmaceutica, centrato prevalentemente sullo sviluppo della gestione dei dati e degli strumenti per il governo della spesa farmaceutica, che costituisce una delle variabili più importanti dell'intera spesa corrente sanitaria.

Anche per la medicina legale e la tutela delle attività sportive il piano ha previsto una specifica area che riorganizza, in particolare, i servizi di medicina sportiva ed istituisce il certificato regionale di idoneità alla pratica sportiva, l'anagrafe degli specialisti certificatori ed il libretto sanitario sportivo.

Un tema affrontato per la prima volta dalla programmazione sanitaria regionale è poi quello dell'assistenza agli stranieri temporaneamente residenti. Tema di grande attualità e denso di contenuti socio- culturali di non semplice gestione.

Il Piano ha individuato i Centri di Informazione per la salute degli immigrati ed ha definito le tipologie di immigrati cui, in particolare, viene assicurata l'assistenza sanitaria in base ai contenuti della Convenzione di New York.

Il capitolo dedicato al sistema informativo, oltre alla riorganizzazione di tutti i flussi informativi, ha tracciato le linee generali e gli obiettivi di alcuni progetti coordinati con altri Enti (comune di Torino, Università, ecc.) finalizzati in particolare alla divulgazione delle informazioni sanitarie attraverso l'uso di nuove tecnologie (televideo, internet, ecc.).

Inoltre, costituisce obiettivo specifico del Piano, lo sviluppo dei Centri Unificati di Prenotazione quale punto di riferimento per il cittadino per accedere al massimo numero possibile di prestazioni.

L'allegato c) affronta per primo il problema degli anziani, ponendosi come obiettivo la piena attuazione del progetto nazionale approvato dal Parlamento il 30.1.92. Viene previsto l'Osservatorio Regionale, di concerto con l'Assessorato all'Assistenza, la costituzione obbligatoria in tutte le Aziende Sanitarie Regionali dell'Unità di Valutazione Geriatrica, la realizzazione in tutte le Aziende di un Centro Alzheimer, e soprattutto, lo sviluppo del modello a rete dei servizi per gli anziani.

Un modello articolato nel potenziamento e nella riorganizzazione delle cure domiciliari, nell'attuazione dei Centri Diurni Integrati, quali strumenti di assistenza semiresidenziale e nel completamento della rete di assistenza residenziale destinata agli anziani non autosufficienti. Questo progetto è considerato prioritario.

L'obiettivo che invece si pone la tutela materno-infantile è rappresentato dalla riduzione di alcuni indicatori di mortalità: quella perinatale, quella neonatale ed infantile. In Piemonte infatti questi indicatori sono significativamente più elevati rispetto alla media delle regioni del Centro-Nord Italia, ancorché inferiori rispetto alla media nazionale. Lo sforzo pertanto deve essere rivolto al miglioramento di quelli che sono dei veri e propri "indici di Civiltà" di una società. Gli strumenti che il Piano individua per raggiungere questo obiettivo sono diversi, dalla regionalizzazione delle terapie intensive e sub-intensive neonatali, alla razionalizzazione dei punti nascita, dal potenziamento dei centri per la prevenzione delle malattie genetiche e cromosomiche alla organizzazione di una rete efficace di trasporto neonatale d'urgenza, dalla istituzione dei dipartimenti materno-infantili allo sviluppo della pediatria di comunità, dal potenziamento della neuropsichiatria infantile allo sviluppo delle vaccinazioni raccomandate.

L'area dedicata alle disabilità fisiche, psichiche e sensoriali vede un forte sviluppo delle attività domiciliari, semiresidenziali e residenziali, tutte caratterizzate dal potenziamento dei servizi di riabilitazione. Inoltre il Piano prevede l'individuazione di specifici centri per alcune tipologie di disabilità, che costituiscono il punto di riferimento per tutti i problemi derivanti dalle stesse, oltreché, naturalmente per la loro prevenzione.

L'area della salute mentale parte dai presupposti della L.R. 61/89, ponendosi alcuni obiettivi sostanziali, dalla revisione degli strumenti di gestione della 61 alla istituzione dell'Osservatorio regionale sulla salute mentale, dallo sviluppo del processo di superamento degli ex Ospedali Psichiatrici all'avvio operativo dei Dipartimenti di salute mentale, dalla riorganizzazione della rete dei servizi ambulatoriali, domiciliari, semiresidenziali e residenziali, al completamento della rete dei Servizi Psichiatrici di diagnosi e cura.

Le aree dedicate alle infezioni da HIV ed alle alcol e tossicodipendenze puntano in particolare agli interventi di prevenzione e di informazione che costituiscono le armi più potenti per ridurre i danni che derivano da tali situazioni.

In ultimo il capitolo sulla spesa: per la prima volta il Piano affronta in maniera coerente la programmazione delle attività e quella della spesa. Una programmazione della spesa che si basa sul principio di incrementi di spesa per i livelli assistenziali afferenti alla prevenzione, all'assistenza di base, a quella semiresidenziale e residenziale, a fronte di un proporzionale decremento della spesa ospedaliera.

Questo è un po' il filo conduttore di tutto il Piano: ospedali più qualificati, più efficienti, destinati solo al trattamento delle malattie in fase acuta, più sicuri e più "umani" più appropriati ma per questo meno "pesanti" dal punto di vista dei volumi di prestazioni. In parallelo lo sviluppo graduale ma deciso di tutta la gamma di servizi territoriali extraospedalieri, da quelli ambulatoriali e domiciliari, a quelli semiresidenziali e residenziali.

Infine un doveroso ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato alla stesura del Piano sanitario Regionale ed in particolare al Dr. Sergio Morgagni che, oltre ad aver elaborato alcuni importanti capitoli del Piano, ne ha curato per due anni il coordinamento e la diffusione in tutta la regione.

L'Assessore alla Sanità                                                  Il Presidente della Giunta 
Dr. ANTONIO D'AMBROSIO                                                          On. ENZO GHIGO
PresentazioneTesto della legge regionaleALLEGATO A Gli strumentiALLEGATO B Aree di intervento sanitarioALLEGATO C Aree di intervento sanitario a rilievo socio-assistenzialeSchemi e tabelle

Pag. seguente

Indice

Legenda

Pag. Precedente

  Inizio Documento