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Principi ispiratori e
finalità'
Finalità generale del progetto è di prevenire la
condizione di handicap intesa come situazione di
svantaggio conseguente ad una menomazione o ad una
disabilità.
Si tratta cioè di garantire il benessere psicofisico
della persona disabile contribuendo alla realizzazione di
uno "spazio sociale" che le garantisca la
possibilità di agire le proprie potenzialità, di
utilizzare pienamente le proprie capacità e di condurre
una vita il più possibile autonoma e ricca di relazioni.
Per questo motivo l'incremento quantitativo dei servizi e
degli interventi si deve accompagnare ad un loro alto
sviluppo qualitativo.
Il principio informatore della legge 5.2.1992 "Legge
quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i
diritti delle persone handicappate", che riafferma e
sostiene con forza il rispetto e la dignità della
persona nella sua integrità, è perseguito garantendo
che tutti i servizi e tutti gli interventi possiedano
caratteristiche tali da offrire al cittadino disabile o
menomato la fruizione di servizi e interventi tra loro
integrati e, al tempo stesso, capaci di risposte
flessibili, adeguate ai suoi individuali bisogni e
fondate sul riconoscimento delle sue caratteristiche
peculiari e della sua specifica condizione esistenziale.
Per raggiungere questi risultati è del pari essenziale
che servizi e interventi siano in grado di interagire con
il contesto entro il quale il cittadino disabile vive,
lavora, studia e gioca.
Si tratta quindi di riconoscere i bisogni e, al contempo,
di sostenere e potenziare le risorse del nucleo
familiare, della rete parentale e informale di
solidarietà e di tutti i soggetti (individui o gruppi)
che, nei diversi ambiti e con modalità diverse, sono in
relazione con lui.
Si tratta anche di innescare un processo che favorisca
l'affermazione concreta e reale del principio secondo cui
il riconoscimento e il soddisfacimento dei bisogni e dei
diritti della persona disabile rappresenta uno strumento
e un'occasione di crescita e di sviluppo sociale,
culturale e fianco economico per tutte le persone, i
gruppi, gli enti e le società che perseguono questi
obiettivi.
Sotto questa luce è evidente la necessità di superare
un approccio meramente assistenziale alla disabilità
mentre, al contrario, è palese l'importanza di far
decisamente progredire l'attenzione ai problemi del
disabile in tutti gli ambiti: il territorio, inteso in
senso lato come insieme dei soggetti e delle risorse che
lo compongono, può e deve assumere valenze terapeutiche.
Ciò certamente implica l'effettivo riconoscimento degli
interessi e delle richieste cui sono portatori tutti quei
soggetti pubblici e privati che, pur con finalità,
funzioni e compiti diversi operano nel territorio, nel
mondo della scuola e del lavoro; ciò comporta anche la
loro responsabilizzazione e un loro profondo e diretto
coinvolgimento sia nella fase programmatoria che in
quella attuativa di interventi e servizi destinati ai
disabili.
D'altra parte così come il disabile e la sua famiglia
hanno gli stessi diritti e i medesimi doveri di ogni
altro cittadino e di ogni altra famiglia, così sempre
più spesso accade che essi esprimano bisogni complessi e
che altri problemi si assommino e complichino le
specifiche difficoltà derivanti dalla disabilità.
Tutto ciò quindi non riguarda solamente la pur assoluta
necessità di evitare sprechi di risorse e
sovrapposizioni d'interventi, ma ancor più conferma
l'importanza dello sviluppo di strette collaborazioni e
di effettive forme di coordinamento fra tutti i servizi e
gli enti che, pur a diversi livelli e con differenti
funzioni, hanno competenze specifiche sull'argomento; si
tratta quindi di rafforzare il livello di integrazione
non solo tra prestazioni sanitarie, sociali e
assistenziali ma tra queste e le azioni di integrazione
sociale e scolastica, di formazione professionale, di
inserimento lavorativo, di partecipazione alle attività
sportive e di tempo libero, di superamento delle barriere
architettoniche e di utilizzo dei mezzi di trasporto.
A tal fine si prevede l'approvazione di una legge
regionale per dare attuazione in modo organico, unitario
e complessivo agli obiettivi previsti dalla L. 104/92
"Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione
sociale e i diritti delle persone handicappate".
In questo quadro diventano quindi prioritari, sia a
livello regionale che locale l'aumento delle
collaborazioni e la promozione di accordi e di strumenti
di raccordo tra enti e servizi diversi, l'individuazione
di strumenti di collegamento e di comunicazione, la
definizione di strumenti diagnostici e informativi che
favoriscano il passaggio di informazioni tra un servizio
e l'altro, tra un ambito e l'altro.
Questo progetto obiettivo tiene già in parte conto (sia
nell'analisi della domanda e offerta dei servizi che
nella definizione delle priorità) di quanto è stato
finora realizzato, espresso e sollecitato, in termini di
esperienze, esigenze e di proposte dai servizi, dalle
parti sociali e dalle associazioni di volontariato e di
privato sociale.
E' necessario sottolineare come i principi e gli
indirizzi sopra delineati (senza i quali qualsiasi
intervento rischia la totale inefficacia) siano già in
parte praticati sia a livello regionale che locale e che
servizi, associazioni, enti e parti sociali già
esprimono, nella pratica quotidiana e nella loro
progettazione un alto numero di esperienze e di proposte
che vanno raccolte e valorizzate anche a livello
regionale.
In ambito sanitario gli interventi relativi all'handicap
in età evolutiva hanno la loro sede nel Dipartimento
materno-infantile. Si considera, comunque opportuno
prevedere una specificità del progetto handicap anche
sui minori per rafforzare e delineare un percorso che
richiede interventi specifici di programmazione per tutto
l'arco di vita.
Le priorità
Su queste basi è quindi possibile indicare le azioni, i
settori e i servizi cui prioritariamente prestare
attenzione e risorse in ambito più specificatamente
sanitario, assistenziale e sociale:
- continuano a mantenere un interesse prioritario tutte
le azioni di prevenzione e diagnosi precoce della
disabilità e la prevenzione di ulteriori danni derivati
da questa condizione;
- vanno decisamente rafforzate tutte le azioni tese a
sostenere il disabile e il suo nucleo familiare, a
migliorarne le condizioni e ad evitare rischi quali
l'istituzionalizzazione;
- va potenziata e migliorata quantitativamente e
qualitativamente la rete di servizi territoriali
garantendo la realizzazione di servizi polifunzionali
agili e flessibili capaci di adattarsi alle esigenze dei
disabili, alle modificazioni della domanda e di
raccordarsi strettamente con gli altri soggetti presenti
sul territorio;
- vanno decisamente incrementate la flessibilità e la
capacità di risposta delle comunità residenziali e
semiresidenziali che, pur differenziate per tipologia di
utenza, devono giungere a garantire anche sostegni a
emergenze temporanee e assicurare una vita di relazione
simile al modello familiare;
- vanno adeguate le risorse di posti letto in RSA-RAF in
relazione alle esigenze territoriali per evitare
allontanamenti dal proprio ambiente di appartenenza.
Obiettivi generali
1) Azioni di ricerca sistematica sulle cause delle
disabilità , di prevenzione primaria e secondaria,
diagnosi precoce e interventi terapeutici e
abilitativi/riabilitativi tempestivi nel periodo
perinatale e in tutte le fasi di sviluppo del bambino per
evitare, constatare, ridurre, superare i danni della
minorazione sopraggiunta.
In particolare promuovere e sviluppare ulteriormente,
anche attraverso l'apporto di enti e di associazioni,
iniziative permanenti di informazione, formazione e
partecipazione rivolte a tutta la popolazione o a
particolari gruppi di persone (genitori, insegnanti,
lavoratori, etc.) e finalizzate a migliorare la
prevenzione, la cura, la riabilitazione della disabilità
e l'inserimento sociale di chi ne è colpito.
2) Informazione di carattere sanitario e sociale alla
famiglia della persona disabile per facilitare la
comprensione dell'evento.
3) Sostegno e protezione della relazione famiglia -
soggetto disabile tramite interventi di appoggio e
potenziamento delle risorse proprie del nucleo, della
rete parentale e informale di solidarietà.
4) Sviluppo di azioni sanitarie, sociali, assistenziali,
educative, formative per mantenere la persona disabile
nel proprio ambiente familiare e sociale e favorirne la
partecipazione alla vita sociale, scolastica, formativa e
lavorativa.
5) Promozione a livello regionale e locale del
coordinamento e integrazione di tutte le agenzie
pubbliche e del privato sociale per ottimizzare le
risorse disponibili e migliorare la qualità ed efficacia
degli interventi.
6) Aumento qualitativo e quantitativo dei servizi e,
quando necessario, degli interventi sostitutivi alla
famiglia atti ad assicurare una vita di relazione simile
al modello famigliare.
7) Attuazione del decentramento territoriale dei servizi
e degli interventi assicurando il coordinamento e
l'integrazione con gli altri servizi territoriali sulla
base di accordi di programma di cui all'art. 27 della L.
8.6.1990 n. 142.
Obiettivi strategici
1) Gestione delle iniziative per l'attuazione della L.
104/92 attraverso la Commissione tecnica interassessorile
coordinata dall'Assessorato all'Assistenza e Servizi
sociali e composta dagli Assessorati Sanità, Lavoro e
Formazione professionale, Cultura e Istruzione, Turismo e
Sport, Urbanistica, Trasporti;
2) promozione di occasioni sistematiche di partecipazione
e confronto tra la Commissione tecnica interassessorile,
le organizzazioni sindacali e imprenditoriali e le
realtà del privato sociale maggiormente rappresentative;
3) avvio e sviluppo dell'Osservatorio regionale sulla
disabilità anche tramite il potenziamento e il
collegamento dei progetti già attivati nei diversi
settori coinvolti che prevedano attività di
informatizzazione, documentazione, analisi, accesso,
consulenza e diffusione delle informazioni raccolte,
anche attraverso l'attivazione di appositi registri
regionali per alcune patologie disabilitanti. In
particolare per ciò che concerne la conoscenza di
incidenza e prevalenza delle lesioni midollari,
attivazione di un registro regionale delle lesioni
midollari, finalizzato allo studio delle stesse a fini di
prevenzione ed alla conoscenza dell'impatto degli
interventi di cura e riabilitazione sulla qualità della
vita di chi ha subito lesioni midollari;
4) potenziamento e distribuzione territoriale adeguata
dei servizi per la ricerca e la consulenza genetica, gli
accertamenti e la diagnosi prenatale e precoce per la
prevenzione delle malattie genetiche che possono essere
causa di minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali
(tab. 1);
5) informazione ed educazione sanitaria sulle cause e
sulle conseguenze della disabilità, nonché sulla
prevenzione in fase preconcezionale, durante la
gravidanza, il parto, il periodo neonatale e nelle varie
fasi di sviluppo della vita e sui servizi che svolgono
tali funzioni. In particolare promozione dei controlli
periodici e dello screening delle più rilevanti malattie
infettive in gravidanza per l'individuazione e la terapia
di eventuali patologie complicanti e la prevenzione delle
loro conseguenze;
6) individuazione e rimozione, negli ambienti di vita e
di lavoro, dei fattori di rischio che possono determinare
malformazioni congenite e patologie invalidanti; in
particolare, per ciò che riguarda le lesioni midollari
traumatiche, occorre attivare interventi di educazione
alla salute, finalizzate alla prevenzione degli eventi
traumatici di origine lavorativa, stradale, sportiva e
domestica causa di trauma midollare;
7) razionalizzazione dell'assistenza al neonato,
relativamente ad un'adeguata distribuzione territoriale
dei servizi di terapia intensiva ed all'organizzazione
del trasporto di emergenza, nonchè il coordinamento
delle attività sanitarie e sociali relative alla tutela
dei bambini, anche mediante l'integrazione con gli
operatori degli asili nido, delle scuole materne e
dell'obbligo, per favorire una diagnosi precoce ed una
presa in carico adeguata;
8) cura delle patologie disabilitanti garantendo spazi di
ricovero appropriati. In particolare sono considerati
interventi prioritari nel triennio:
a) diagnosi precoce e la cura dell'epilessia: ogni A.S.R.
dovrà garantire con i propri servizi le diagnosi
suddette. Funzioni sovrazonali che garantiscano la
diagnosi e la cura di situazioni complesse (pazienti
farmaco-resistenti o per i quali sia necessaria una
diagnosi differenziale particolarmente complessa) sono
attribuite ai seguenti riferimenti regionali:
- per i minori le N.P.I. delle Aziende Ospedaliere
O.I.R.M. - S. Anna di Torino e SS. Antonio e Biagio e
Cesare Arrigo di Alessandria e della A.S.R. 18 Alba
- per gli adulti le unita' operative autonome di
neurologia delle Aziende Ospedaliere Santa Croce e Carle
di Cuneo, Maggiore della Carità di Novara, San Luigi di
Orbassano, San Giovanni Battista di Torino (con due
riferimenti, ospedaliero ed universitario) e SS. Antonio
e Biagio di Alessandria;
b) prevenzione, cura e riabilitazione delle cerebro
lesioni con la creazione di servizi di sub intensiva, di
servizi ad alta specialità riabilitativa e di strutture
per i pazienti in stato vegetativo persistente;
c) prevenzione, cura e riabilitazione delle lesioni
midollari, mediante l'attivazione nel triennio di tre
unita' spinali unipolari cosi' come definito
nell'allegato B capitolo 3;
d) in ogni ASL, viene attivata l'unita'
multidisciplinare, articolata in gruppi di lavoro a
livello distrettuale, coordinata dal responsabile
dell'unita' operativa di neuropsichiatria infantile. La
composizione dell'unità multidisciplinare vede anche il
coinvolgimento del medico di medicina generale e del
servizio socio-assistenziale;
e) prevenzione, cura e riabilitazione delle malattie
neuro-muscolari; in particolare, nel corso del triennio
sarà potenziato il centro regionale di riferimento per i
pazienti con spina bifida presso l'Azienda Ospedaliera
O.I.R.M. - S. Anna di Torino che è attrezzata per le
funzioni di neurochirurgia infantile, urologia,
ortopedia, chirurgia e neuropsichiatria, nonché per gli
interventi "latex free" ed il Centro di
riferimento per le malattie neuromuscolari nei pazienti
adulti dell'Azienda Ospedaliera San Giovanni Battista di
Torino;
f) la prevenzione e cura di problemi odontostomatologici
dei portatori di handicap: ogni A.S.R. deve almeno
garantire le attività necessarie a dare risposta ai
pazienti collaboranti e parzialmente collaboranti. Per le
attività relative ai pazienti non collaboranti saranno
individuati con successivo atto i riferimenti regionali;
g) attivazione di servizi in rete e di risorse relative
ai problemi psichiatrici nella fascia infantile ed
adolescenziale;
h) attivazione di servizi in rete e di risorse per la
cura, riabilitazione e reinserimento di soggetti disabili
adulti con problemi psichiatrici e con gravi disturbi
psichici, relazionali e comportamentali attraverso le
necessarie prestazioni psichiatriche e psicologiche e il
coordinamento tra i servizi di neuropsichiatria
infantile, precedentemente referenti del caso e i servizi
sanitari deputati alla tutela della salute mentale;
i) la cura e la riabilitazione dei soggetti affetti da
sclerosi multipla che necessitano di interventi specifici
e qualificati all'interno di Centri di riabilitazione
ovvero di appositi Centri diurni, nell'ambito dei quali
viene prevista l'effettuazione di terapia occupazionale
che consenta, in particolare ai giovani malati, un
inserimento sociale produttivo. Nell'ambito di tali
centri viene altresì prevista un'attività di supporto
psicologico ai malati ed ai loro familiari.
9) particolare attenzione è volta alle attività
riabilitative con il potenziamento dei servizi sanitari a
ciò deputati e con l'integrazione dei diversi servizi e
agenzie che intervengono in questo campo: In particolare:
a) la collocazione delle attività relative alla
riabilitazione in età evolutiva è all'interno del
Dipartimento Materno-Infantile con competenza specifica
delle N.P.I. nella presa in carico delle disabilità
psichiche nonché di quelle complesse: le funzioni
riabilitative debbono essere svolte in collaborazione e
con modalità di tipo dipartimentale con il servizio
R.R.F. che dovrà assegnare a tale attività, in modo
stabile e programmato, proprio personale in possesso di
specifica esperienza e/o formazione in riabilitazione in
età evolutiva;
b) la riabilitazione delle disabilità fisiche e
sensoriali nell'adulto trova la sua collocazione
all'interno del servizio di recupero e riabilitazione
funzionale;
10) prevenzione dell'handicap attraverso attività
socio-riabilitative basate su un progetto terapeutico e
di inserimento sociale individualizzato e monitorato
costantemente nella sua efficacia;
11) potenziamento e diffusione omogenea sul territorio
regionale dei servizi deputati agli interventi
domiciliari e territoriali, con particolare riguardo agli
interventi di:
a) assistenza domiciliare integrata e assistenza
domiciliare programmata (medica, infermieristica e
riabilitativa), anche in attuazione degli specifici
istituti contrattuali previsti per i medici di medicina
generale e per i medici specialisti ambulatoriali,
rivolto a disabili gravi in condizioni di riacutizzazione
e/o in presenza di complicanze della patologia
determinante la disabilita';
b) servizi di assistenza domiciliare rivolti ai disabili
in situazione di gravità;in particolare occorre
prevedere:
- la copertura giornaliera dell'intervento,
- la copertura dei giorni festivi,
- la definizione del monte ore ed il numero di accessi
giornalieri/utente in relazione alla condizione di
gravità;
c) servizi di aiuto alla persona rivolto ai disabili in
situazione di gravità; in particolare occorre prevedere:
- attività di supporto al disabile nelle attività della
vita quotidiana, fatte salve le attività proprie al
servizio di assistenza domiciliare,
- accompagnamento fuori casa per studio, lavoro, tempo
libero,
- aiuto all'espletamento di commissioni presso uffici,
negozi, etc;
d) servizi di educativa territoriale rivolta ai minori a
rischio per difficoltà relazionali.
12) potenziamento della rete dei centri diurni da
attuarsi mediante l'incremento della capacità ricettiva,
l'estensione della flessibilità oraria e lo sviluppo di
azioni progettuali individualizzate.
E' da prevedersi, nell'arco del triennio, il
raggiungimento di:
posti per 100.000 abitanti
13) sviluppo di una rete di interventi residenziali
differenziati e flessibili in riferimento ai progetti
individuali e alle peculiarità dei soggetti con
particolare attenzione a quei progetti per disabili
psichici, quali convivenze guidate, gruppi appartamento,
etc., che attualmente non trovano configurazione
normativa.
E' da prevedersi, nell'arco del triennio, il
raggiungimento di:
n. 10 posti per 100.000 abitanti
14) attivazione di opportunità di accoglienza
temporanea, notturna o stagionale, come supporto alla
famiglia in specifici stati di necessità;
15) incremento della disponibilità di posti letto in
R.S.A. e R.A.F.
E' da prevedersi, nell'arco del triennio, il
raggiungimento di:
n. 15 (RSA) e n. 20 (RAF) posti per 100.000 abitanti.
16) definizione delle modalità organizzative e
gestionali dei presidi RSA, RAF Comunità alloggio ed
alloggi assistiti.
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