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AUTORE
Patrizia Lemma, laureata in Medicina e Chirurgia e docente di Igiene, insegna all'Università di Torino presso le Facoltà di Scienze della Formazione e di Medicina e Chirurgia. Nell'ambito delle sue ricerche ha maturato uno specifico interesse per la descrizione del modificarsi dello stato di salute al variare della classe sociale. A partire da questo tema concentra oggi la sua attività sui determinanti psicosociali della salute, sui possibili interventi educativi e sulla loro efficacia. OPERA Il testo si propone di riflettere su cosa possa voler dire, nel fortunato mondo occidentale, promuovere salute nell'era della globalizzazione. Quella che si è teso a mettere in luce è la necessità, per chi voglia realmente affrontare la complessità dei problemi che quest'area di lavoro propone, di superare l'antinomia che ha caratterizzato il secolo che si è appena concluso: giganteschi progressi nei contenuti disciplinari e una conseguente frammentazione dei contesti e delle complessità. Quello che viene presentato è un percorso, attraverso la letteratura che si è occupata di promozione della salute, alla ricerca di quegli elementi e relazioni significative che permettono di delineare i modelli a cui, più o meno consapevolmente, fanno riferimento coloro che esplorano la realtà e cercano di modificarla. Ad essere preso in considerazione è lo strumentario di base di ogni professionista che si muova all'interno della progettazione degli interventi in comunità (l'analisi dei bisogni, l'individuazione delle soluzioni, la valutazione d'efficacia), ricercando però la molteplicità delle immagini prodotte dalle riflessioni multiple generate dallo spostare continuamente il punto di vista: come può appunto accadere quando si discute con coloro che fanno riferimento alle diverse culture che di promozione della salute si occupano. PREFAZIONE Lo scritto, più o meno breve, che è premesso al testo di un libro svolge sempre la funzione di presentarlo nelle sue linee essenziali di sviluppo e a volte anche quella, molto più impegnativa, di giustificarlo. Quest'ultimo compito risulta poi ancora più arduo a chi, come me, considera la scrittura un fatto molto privato: scrivere un testo risponde infatti sempre a personali esigenze di riflessione e giustificarne la produzione richiede quindi il mettere in comune con il lettore una parte di sé. Poiché dei due compiti è il secondo quello più difficile, è preferibile cominciare proprio dall'individuare, ed esplicitare, quel nucleo centrale di riflessioni che permeano tutto il testo. La tesi di fondo che viene sviluppata nello scritto, pur se da diverse angolazioni, è quella dell'esistenza, all'interno della grande area degli interventi di promozione della salute, di un nesso profondo tra le scelte compiute quotidianamente dai suoi professionisti nel loro operare e le questioni, non solo di metodo, ma più in generale di ordine filosofico ed etico. Provando poi a frantumare questo nocciolo duro è possibile individuare almeno due quesiti intorno ai quali si è cercato di argomentare, non allo scopo di fornire risposte, ma di dimostrarne la centralità. La cultura di medicina preventiva e di sanità pubblica degli ultimi trent'anni ha compiuto un imponente sforzo per costruire la conoscenza necessaria sia per stimare, qualificando e quantificando, il rischio che si associava all'esposizione ai diversi fattori che per discutere l'evidenza di efficacia delle soluzioni che progressivamente venivano individuate. Questo impegno ha però oscurato il quesito su cosa fosse a guidare le azioni dei suoi professionisti, se l'evidenza scientifica o i valori, e troppe volte la risposta è stata considerata come scontata o comunque marginale (Seedhouse, 1997). Le prime pagine che si sono accumulate nel computer sono state scritte nella convinzione che ignorare tale quesito, o darne per scontata la risposta, avesse come grave conseguenza il fatto che le scelte, e le conseguenti azioni professionali, venissero condotte guidate solo dalla consuetudine o, forse peggio, dalla casualità. Molte poi sono state anche le energie profuse nella formazione degli operatori sanitari già in servizio, tese ad aumentare le possibilità che essi fossero sempre di più in grado di sviluppare la progettazione degli interventi "correttamente", percorrendo cioè ordinatamente le fasi previste dalla logica dell'analisi del problema e rispettando rigorosamente le regole che ne caratterizzano ogni passaggio. Poche invece le riflessioni critiche intorno all'idea di base su cui poggia il processo d'analisi del problema, cioè quella che solo dall'approfondito esame delle sue cause si potranno ricavare gli elementi da cui scaturirà la corretta soluzione. Gli interventi di promozione della salute sono però costruiti per produrre dei cambiamenti nella popolazione: nell'ambiente fisico e sociale, come nelle attitudini e comportamenti. Questi ultimi, quando definiti come rischiosi per la salute, possono certamente essere ricondotti a una rete di fattori che fra di loro interagiscono, ma questa è così fitta, e variabile da situazione a situazione, che la ricostruzione delle motivazioni che hanno condotto ad assumerli, e a mantenerli nel tempo, quand'anche fosse possibile, risulterebbe quasi sempre scarsamente utile dal punto di vista operativo. Il gioco degli scacchi può essere un utile paragone per chiarire quest'ultima affermazione. Se qualcuno, maestro in questo gioco, iniziasse a osservare una partita, da tempo in corso, ci metterebbe poco a rendersi conto se uno dei giocatori e in difficoltà. A quel punto, se volesse cercare di raddrizzare la situazione, non perderebbe tempo a ricostruire la sequenza di mosse che hanno determinato le difficoltà del giocatore né a determinare l'esatto punto di svolta da cui è cominciata a delinearsi la sua sconfitta. Cercherebbe invece di decifrare lo schema presente in quel momento sulla scacchiera, per individuare í punti di debolezza e quelli di forza, alla ricerca delle vie di fuga e delle residue possibilità d'attacco. La sua attenzione, in vista dell'azione, sarebbe rivolta a ricostruire e interpretare il presente e non a spiegare il passato (Folgheraiter, 1998). Analogamente è possibile affermare che, per poter intervenire a modificare un comportamento umano, questo va certamente compreso nelle sue linee generali di sviluppo, ma la puntuale spiegazione degli elementi causali non aumenterebbe le probabilità di successo. Inoltre, volendo spiegarlo, occorrerebbe dare centralità a un quesito che è per lo più ignorato nella letteratura bío-medica, vale a dire se l'uomo sia altro che la sola sintesi di mente e corpo, e se non ci sia un terzo elemento a completare questa sintesi, vale a dire l'attività dell'lo, che regola l'interazione tra i fattori biologici e quelli psicosociali. Un quesito, anche questo, con molte implicazioni che vanno a incrinare le certezze intorno alla bontà di un progettare interventi di cambiamento sociale attraverso soli processi razionali, pianificabili e ripetibili, che ci rimandano alla logica del buon vecchio orologio. Emerge allora come suggestiva la metafora dello sciame che, abbandonata la vecchia colonia, dopo aver esplorato nuove possibilità, ne fonda una nuova. Quest'immagine evoca infatti l'idea che, in ambiente incerto, la gestione dei processi di cambiamento richieda, a fianco a una visione di ciò che si sta affrontando, tale da poterne delineare gli elementi essenziali, la capacità di condurre coloro che sono i veri protagonisti del cambiamento, singoli soggetti adulti o intere comunità, verso quella che essi stessi individuano come la propria direzione. È ora più semplice procedere verso l'altro obiettivo che viene generalmente perseguito con la scrittura di una prefazione: la descrizione dello sviluppo del testo che viene proposto. Quello presentato è un percorso, all'interno della letteratura che si è occupata dì promozione della salute, alla ricerca di quegli elementi e relazioni significative che permettono di delineare í modelli a cui í professionisti che operano al suo interno, più o meno consapevolmente, fanno riferimento nei momenti in cui esplorano la realtà e cercano di modificarla. Il primo capitolo si apre riesaminando criticamente il ruolo svolto dalla medicina clinica nell'incremento dei livelli di salute, osservati nei Paesi occidentali nell'ultimo secolo, e discutere poi quale potrebbe invece svolgere nel prossimo futuro che in ragione di quello che rappresenta oggi il principale problema di salute che caratterizza í Paesi sviluppati: la persistenza e l'ampliamento delle differenze nella distribuzione delle patologie all'interno delle classi sociali. In un secolo come il XX, in cui così profondi e rapidi sono stati i cambiamenti in tutti gli ambiti di riflessione, e applicazione del pensiero umano, le discipline che si sono occupate di malattia e di salute non potevano non rendersi protagoniste di un vortice di discussioni sullo stesso senso che dovesse assumere il lavoratore per l'incremento della salute. Il testo si propone quindi di cogliere gli elementi essenziali di questo confronto e di registrare le riflessioni d'ordine etico che nascono dalla necessità di cercare un nuovo equilibrio tra bene comune e libertà individuale, come tra le diverse concezioni possibili del senso di responsabilità. Il secondo capitolo si concentra invece sulla modifica dei comportamenti umani quale obiettivo dell'intervento di promozione della salute, esplora le principali teorie che guidano tale azione, per poi segnalare la crescente opinione secondo cui i comportamenti a rischio non sono la conseguenza dell'ignorare quello che sarebbe il corretto agire, e neanche della negativa influenza del contesto umano e sociale, ma il frutto di un processo culturale prodotto con la partecipazione di tutti i soggetti che inconsapevolmente collaborano alla formazione di una concezione collettiva di ciò che è rischioso. Quando la promozione della salute è un processo di cambiamento attivato consapevolmente, dovunque si ritiene che vada posto l'accento dell'agire, sulle condizioni strutturali e sulle influenze sociali piuttosto che sul ruolo attivo che la comunità deve giocare, questo va comunque progettato. Sulle diverse interpretazioni date all'azione del progettare riflettono appunto i successivi due capitoli: il terzo guardando all'insieme del processo e il quarto soffermandosi sulle principali caratteristiche delle sue tappe. L'ultimo capitolo, il quinto, riflette invece sul tema della valutazione e sul discusso ruolo che questa si trova a svolgere lungo il processo della presa di decisione. Il testa tutto non rifugge poi dalle riflessioni sul ruolo che lo sviluppo del pensiero moderno degli ultimi decenni può aver avuto sulla evoluzione stessa del concetto di "promozione della salute", come sull'emergere di alcune criticità che sono continuo oggetto di discussione tra i professionisti che operano al suo interno. Un'annotazione conclusiva. Queste pagine sono state certamente pensate come supporto ad attività di formazione svolte nell'ambito di corsi universitari di Igiene, o comunque rivolte a professionisti di sanità pubblica, ma sono state scritte immaginando di rivolgersi anche a un lettore con il quale non si avranno possibilità di confronto, e che faccia riferimento ad altre aree culturali. Questo nella convinzione che sia necessario, all'interno delle diverse discipline, lo sforzo di esplicitare quegli elementi che sembrano caratterizzare l'agire dei suoi professionisti nella loro azione di promozione della salute. Tale impegno sarebbe infatti utile non solo a riattivare le concorrenze d'idee tra chi già condivide modelli e linguaggi, ma soprattutto permetterebbe di aumentare la comprensione, e l'interazione, tra coloro che sentono il proprio agire come diverso, ma non necessariamente discorde, rispetto a quello di altri con i quali si collabora. INDICE |