QUALE EDUCAZIONE ALLA SALUTE PER L'ANZIANO
Che cosa intendiamo per Educazione alla salute? Per rispondere a questa domanda occorre innanzitutto definire che cosa si intende per educazione.
"L'educazione riguarda lo sviluppo, la crescita fisica ed interiore, le inquietudini e le angosce, i dolori e le crisi, il lavoro, i bisogni, i valori, la libertà e l'ansia di felicità, in una parola, essa riguarda tutte le esperienze di vita di una persona nel loro divenire e dirigersi verso uno scopo" (Bassetti) abbraccia tutto l'arco della nostra esistenza, persegue il fine di aiutarci ad individuare i nostri bisogni per soddisfarli al meglio.
Se per educazione intendiamo quindi questo processo di carattere vitale e dinamico, volto ad un miglioramento integrale e continuo della persona, è chiaro che l'Educazione alla salute è un mezzo per arrivare ad un equilibrio psico-fisico che si identifica con la gioia di vivere in armonia con se stessi, gli altri, l'ambiente e che permette ad ognuno di diventare: autonomo, libero, critico, creativo, comunicativo, saggio, concreto.
In altre parole l'Educazione alla salute tende a rendere l'individuo capace di prendere responsabilmente decisioni basate su un'accurata percezione di sé e del contesto ambientale e di prevederne le conseguenze, di rinnovarsi, di confrontarsi con gli altri, di realizzare nel presente azioni che gli assicurano un futuro desiderabile.
A questo punto vediamo che cosa si intende per vecchiaia.
La vecchiaia è una della tappe evolutive della nostra esistenza e in quanto tale ha lo stesso valore di quelle che la precedono e cioè dell'infanzia, dell'adolescenza e della maturità.
E come non è possibile individuare un modello che definisca in assoluto il bambino, l'adolescente, o l'adulto, così non possiamo parlare di anziano in generale, senza cadere nello stereotipo.
Ecco come A. Comfort descrive il clichè del vecchio ideale nella sua opera "Buongiorno vecchiaia":
"Niveo di capelli, ozioso e libero da impegni, attento a non esser di peso a chicchessia, meno che mai alla famiglia, docile nel sopportare solitudine, noia e avversità, abile nel mettere insieme pranzo e cena con quattro soldi. Seppur non demente, il che sarebbe una grossa seccatura per gli altri, è leggermente tardo di comprendonio e lento a recepire quanto gli si va dicendo, giacché agli anziani corre l'obbligo di essere deboli di testa; per giunta è asessuato, essendo risaputo che oltre una certa età l'attività sessuale si spegne, pena la perdita di decoro. Il vecchio (o la vecchia) inoltre non è di alcuna utilità, perché la vecchiaia è una seconda infanzia e tutti sanno che i nonnetti complicano anche le faccende più semplici.
Ci si può guadagnare qualche merito rendendo visita o mostrandosi gentile nei confronti di qualcuno di questi individui subumani, che peraltro in genere preferiscono vivere in compagnia di se stessi e di altri disgraziati coetanei. Le loro principali occupazioni sono la religione, il mugugno, i ricordi e la presenza ai funerali degli amici.
Se si ammalano, non è il caso di occuparsene di persona, per carità, meglio immagazzinarli in strutture dove autoritarie infermiere possano tenerli puliti, silenziosi e fuori dai piedi".
All'estremo opposto rispetto a questa descrizione troviamo tutte quelle personalità che fino a tarda età hanno proseguito la loro attività in campo artistico, scientifico, e politico, non di rado offrendo all'umanità i loro contributi migliori proprio nell'ultima fase della loro vita.
Ad esempio Michelangelo aveva settantun anni quando gli fu affidata la direzione dei lavori della basilica di San Pietro. Gandhi ne aveva settanta quando attuò lo sciopero della fame che costrinse gli inglesi a concedere riforme democratiche e due anni dopo fondò il movimento di liberazione dell'India che portò il paese all'indipendenza. Verdi lavorò fino a ottantaquattro anni, Sandro Pertini fu eletto Presidente a ottantadue anni, Rita Levi Montalcini ricevette il premio Nobel a settantasette anni e tuttora prosegue la sua attività scientifica.
Tra questi due opposti esistono infinite gamme di sfumature che ci permettono di affermare che l'anziano, come d'altra parte l'adolescente o il bambino è prima di tutto persona originale nella sua unicità, nei suoi bisogni, desideri, problemi.
Questa affermazione di individualità ci evita di cadere in una pericolosa forma di razzismo che per comodità ci porta a formare delle categorie in cui rinchiudere quegli individui che si trovino ad essere per vari aspetti simili.
L'anziano può essere allo stesso tempo vittima e artefice di questo luogo comune trovando la propria identità solo nel ruolo imposto dagli stereotipi della società.
L'individuo più vecchio è in realtà quella stessa persona che era da giovane, con un bagaglio di esperienza maggiore e con un corpo che si è modificato anche in base al tipo di vita condotta.
E' indubbio che le basi per una buona vecchiaia si pongono durante l'arco di tutta l'esistenza.
Simone de Beauvoir nella sua opera "La terza età" afferma che: "allevato con scarsezza di cibo, di affetto e di protezione il bambino cresce nel rancore, nella paura e addirittura nell'odio; divenuto adulto i suoi rapporti con gli altri sono molto aggressivi, egli trascurerà i vecchi genitori quando questi non saranno più in grado di provvedere a se stessi.
Al contrario quando i genitori nutrono bene e vezzeggiano i loro bambini ne fanno delle persone felici, aperte, benevole, dotate di sentimenti altruistici e in particolare saranno attaccate ai loro ascendenti, riconosceranno i propri doveri verso di loro e li assolveranno".
La vecchiaia non dovrebbe coglierci di sorpresa, occorre infatti arrivare alla vigilia della pensione essendosi preparati a questo momento sia dal punto di vista psicologico che da quello finanziario. Conoscerci e apprezzarci così come siamo, intrattenere rapporti interpersonali validi (con la propria famiglia, con gli amici, con i vicini) coltivare interessi vari, occuparci degli altri sono attività basilari per vivere bene ogni minuto della vita e sono anche buoni investimenti per il futuro.
Il lavoro produttivo remunerato non sempre è fonte di completa gratificazione, è peraltro mezzo per ottenere la propria identità sociale.
Il panico che spesso assale chi lo lascia può essere fugato con la consapevolezza di poter usufruire finalmente di tempo da dedicare a tutte quelle attività che per vari motivi sono state trascurate in precedenza.
Il primo obiettivo da perseguire è quello di evitare l'autocommiserazione, riconoscersi degni di rispetto e di considerazione, anche se pensionati, dedicarsi a se stessi e agli altri nella ricerca di un nuovo equilibrio e di un nuovo ruolo.
Questa conquistata armonia è la condizione fondamentale per potersi mantenere in buona salute.
Ma che cos'è la salute?
Secondo Seppilli è una condizione di armonico equilibrio fisico, psichico dell'individuo dinamicamente inserito nell'ambiente naturale e sociale. Secondo Gariguilhem la salute è la concreta capacità di adattarsi a nuove situazioni creando nuove normalità.
Secondo Illich la salute dopotutto è semplicemente una parola del linguaggio quotidiano la quale designa l'intensità con cui gli individui riescono a tenere testa ai loro stati interni e alle condizioni ambientali. Almeno in parte la salute di un popolo dipende dal modo in cui le azioni politiche condizionano l'ambiente e creano quelle circostanze che favoriscono in tutti e specialmente nei più deboli, la fiducia in se stessi, l'autonomia e la dignità. Di conseguenza la salute tocca i suoi livelli ottimali là dove l'ambiente genera capacità personale a far fronte alla vita in modo autonomo e responsabile.
Queste definizioni ci indicano chiaramente che l'individuo sta bene quando sentendosi amato, apprezzato, riconosciuto come persona, stimato, rispettato trova in sé il coraggio per affrontare ciò che la vita nelle sue fasi propone e quindi anche lo scorrere del tempo, la modificazione progressiva del corpo, le malattie che possono affliggere, la paura della morte.
Affrontare con fermezza e serenità le situazioni, non sfuggire, comporta una grande forza d'animo che ottiene solo chi si interroga sul senso della vita, sulle motivazioni personali, sui valori, sugli ideali in cui crede.
Ogni volta che ci troviamo di fronte ad una situazione nuova proviamo un senso di ansia e paura: occorre saper utilizzare questo sentimento per crescere, trovare dentro di noi nuove risorse, scoprirci capaci di affrontare l'ignoto e risultare vincenti, piuttosto che chiuderci in una sterile ricerca di calma apparente che ci fa scivolare in un tetro oblio privo di sofferenza, ma anche di desiderio e di felicità.
Per ottenere un buono stato di salute quindi non è necessario soltanto sottoporsi a check-up, assumere farmaci, tenere sotto controllo il funzionamento dei propri organi, ma è importante occuparsi di se stessi, fare riferimento alle proprie conoscenze, capacità, abilità, ricordare tutto ciò che di valido siamo in grado di compiere per noi e per gli altri, piuttosto che rimanere legati a ciò che non possiamo più fare.
Il nostro passato deve essere la spinta verso il futuro, l'esperienza accumulata ci servirà per migliorare la qualità della nostra vita e per aiutare gli altri a vivere meglio.
Avere la possibilità di dedicarci a noi, alla famiglia, al prossimo riempirà di grandi soddisfazioni le nostre giornate.
Fuggiamo quindi la solitudine, partecipiamo attivamente alla vita sociale frequentando le sedi dei quartieri, i centri di incontro, le biblioteche, le palestre, le associazioni, proponiamo un modello positivo di anziano responsabile, sereno, attivo, partecipe. Dedichiamo attenzione ai rapporti familiari cercando di riconoscere e capire le differenze di approccio alla realtà delle diverse generazioni senza giudicare, dimostriamo interesse per quello che i figli e i nipoti fanno e pensano: diventeremo un punto di riferimento prezioso e tutti verranno a trovarci volentieri per ascoltare le nostre esperienze raccontate senza enfasi, ma con la voglia di far partecipare a ciò che è stato il nostro "ieri". Tutto ciò servirà a riscoprire le radici della situazione attuale, ad assicurare la continuità del capitale di saggezza e di civiltà accumulato dalle generazioni precedenti, a collegare il presente al passato per preparare un futuro migliore.
Il nonno, l'anziano è un educatore, è un punto di riferimento e quindi deve impegnarsi ad essere con coerenza ed autenticità in tensione verso valori positivi, essere cosciente della responsabilità di costituire un modello di serenità, gioia, speranza.
Questo collegamento fra le generazioni avviene solo in un clima di grande apertura al dialogo, nel rifiuto di ruoli preconcetti anche in vista di un probabile ribaltamento di compiti fra genitori e figli che spesso avviene per necessità.
E' corretto quindi parlare di Educazione alla salute nella vecchiaia, di prevenzione come un'azione tesa ad evitare sia danni fisici (o un peggioramento dei malanni esistenti), sia disagi psicologici.
Senza incorrere in precetti e ricette valide per tutti e quindi inutili forse possiamo individuare stili di vita sani, quelli che potrebbero essere consigliati a qualsiasi età: un'alimentazione corretta ed adeguata, una vita che comprende l'aria aperta, il moto, il contenimento nel consumo di alcolici e nel fumo, il rispetto dei ritmi naturali di riposo e di veglia, una corretta pulizia personale e dell'ambiente in cui si vive, l'attenzione vigile, ma non ossessiva verso i sintomi che si possono manifestare, senza medicalizzare la vita vivendo da malati per morire sani.
Prevenzione significa anche mantenersi attivi, curiosi, interessati a ciò che ci sta intorno, assertivi nel dichiarare le proprie necessità e combattivi nella battaglia per far rispettare i propri diritti.
Dobbiamo inoltre cercare di essere amorevoli nei confronti di noi stessi e del nostro prossimo, perché "la tenerezza, come dice Bassetti, è la dimensione che aiuta l'individuo a raggiungere quell'equilibrio psicoaffettivo che permette ad ognuno di ritrovarsi, valorizzarsi, amarsi, stupirsi, sperare di essere, accettare la sofferenza, non inaridire e spinge a prendersi cura dell'altro riconosciuto non più come parte ammalata da manipolare, ma come essere totale e soggettivo con cui entrare in relazione".
Il veicolo della tenerezza è il contatto, quel posare la mano delicatamente su qualcuno per alleviare la depressione, l'ansia, il timore, lo stress e infondere sicurezza, serenità e calore. Il contatto va dunque vissuto come metodo per instaurare un rapporto per dimostrare rispetto, comprensione, empatia: "per mostrare che ci sentiamo vicini, per dimostrare che comprendiamo la solitudine, per dimostrare che partecipiamo alla sofferenza, per mostrare che capiamo la paura" come leggiamo in "Parlare non basta" di Autton. Se riusciremo ad uscire dagli schemi che ci ingabbiano, a vedere la vecchiaia come conquista e non come età del declino e delle perdite, l'ultima parte della nostra vita sarà veramente un'età delle meraviglie, perché ci scopriremo più ricchi, più energici, più vivi, più felici e i primi a meravigliarci saremo proprio noi.
|